La banca deve risarcire, vittoria dell’imprenditore

Oristano, dopo il fallimento si era rivolto alla Comitas. L’istituto dovrà pagare 59mila euro: applicava interessi illegittimi e spese non concordate

ORISTANO. Il gigante è sconfitto. Niente fionde, come nel caso dell’episodio biblico di Davide e Golia, ma una molto più attuale causa giudiziaria. In tribunale, quello di Cagliari, ci finiscono un piccolo imprenditore locale e una banca. Il primo ha dovuto abbassare la serranda della sua azienda, anche perché non riusciva più a pagare gli interessi che l’istituto di credito gli imponeva. Però è stato proprio l’imprenditore a vincere la battaglia legale combattuta per ottenere il risarcimento dopo quanto gli era accaduto.

La rivincita è arrivata confezionata sotto forma di sentenza. L’ha pronunciata il giudice della sezione civile Andrea Bernardino che ha condannato la Banca di Credito Sardo a pagare la somme la somma di 59.602,45 euro, oltre agli interessi al tasso legale e a pagare,  a titolo di refusione delle spese processuali, la somma di euro 564,74 per spese vive e di euro cinquemila per compensi professionali».

Tutto era iniziato nel 1989, con l’apertura del conto bancario. Da allora la banca avrebbe messo in pratica una serie di azioni illegittime che avrebbero fatto lievitare il credito maturato nei confronti dell’imprenditore oristanese. Questi però non ha voluto chinare il capo e si è rivolto al Coordinamento delle microimprese per la tutela e lo sviluppo. Il Comitas ha fornito assistenza legale attraverso l’avvocato Gaia D’Elia che ha avviato la causa contro il Banco di Credito Sardo, ottenendo la vittoria in una battaglia legale che non si presentava facile. L’imprenditore chiedeva che la banca venisse condannata alla restituzione delle somme illegittimamente incassate a titolo di interessi anatocistici, di interessi uso su piazza, di commissione di massimo scoperto e di giorni valuta. Dal 1989 al 2011 – tale è stata la durata del rapporto tra la banca e il cliente – l’istituto di credito ha applicato sul conto interessi ultralegali non pattuiti, commissioni di massimo scoperto, rimborsi forfettari e cambio delle valute al fine di far maturare maggiori interessi passivi. Secondo quanto provato durante la causa, tutte queste voci di debito mai erano state concordate.

Incassato il successo, arrivano anche i primi commenti direttamente dal Coordinamento delle microimprese. Per la Comitas «Si tratta di una sentenza importante, perché riconosce l’illegittimità dei comportamenti degli istituti di credito, che per anni hanno spremuto come limoni le piccole imprese attraverso l’imposizione di commissioni e interessi ingiustificati. Ora tutti i piccoli imprenditori che si trovino in analoghe situazioni possono rivolgersi alla nostra associazione per valutare azioni risarcitorie contro le banche».

La questione dell’anatocismo è stata una delle più controverse di questi ultimi anni, con le banche che hanno continuato a difendere il proprio comportamento.

La Nuova Sardegna –