«Mi hanno fatto fallire nel 1994 per poi restituirmi 650 mila euro» CHE COSA È L’ANATOCISMO E’ una modalità di calcolo che comporta la capitalizzazione degli interessi, in pratica tramuta gli interessi (attivi e passivi) in capitale e li fa fruttare L’ANATOCISMO PASSIVO E ATTIVO L’applicazione dell’anatocismo avveniva sia a credito che a debito del cliente. Ma c’era una discriminazione: gli interessi passivi a favore della banca (molto elevati) venivano calcolati ogni tre mesi, mentre quelli attivi a favore del cliente (molto bassi) ogni anno DOVE INCIDEVA L’ANATOCISMO A FAVORE DELLE BANCHE Sugli scoperti in conto corrente (quando il conto è in rosso), su tutte le aperture di credito (prestito); sulle commissioni di massimo scoperto; sulla valuta degli assegni la storia Federico Monga”” V ‘ IL signor Chiriatti e la signora Cappello, marito e moglie, sono due vittime dell’anatocismo. Erano titolari della Gridi Costruzioni Sri, un’impresa edile che operava in provincia di Lecce. Nel 1982 avevano aperto una linea di credito con la «Banca del Salento», poi diventata «Banca 121» del gruppo Monte dei Paschi di Siena che proprio ieri ha deciso ancora una volta di cambiare nome in «Mps Banca personale». Chiriatti e Cappello avevano messo le loro firme come garanzia dei prestiti. Nel 1994 è arrivata la richiesta di fallimento della ditta per un totale di novecento milioni di vecchie lire, di cui ottocento pretesi dall’istituto di credito. La coppia si è rivolta all’avvocato Antonio Tanza, vicepresidente dell’Adusbef, perché dopo il fallimento l’ex «Banca 121» aveva chiesto il pignoramento con la conseguente vendita della casa di famiglia che era stata messa a garanzia della fidejussione. Nel ’96 il tribunale di Lecce ha emesso la prima sentenza: l’anatocismo è irregolare e la banca deve rifare tutti i calcoli. E una volta rifatti l’esito degli affari per Chiriatti-Capello si è clamorosamente ribaltato. Dal fallimento ad un forte attivo. E’ stato annullato il debito di 800 milioni ed è spuntato un credito di altri cinquecento. In tutto 650 mila euro. L’istituto, dopo la sentenza in Corte d’Appello ancora favorevole ai correntisti, ha deciso di pagare. La Stampa ha potuto vedere gli assegni firmati per un valore di 250 mila euro e la documentazione che sanciva la rinuncia alla richiesta di iscrizione al passivo per altri 400. Ora si attende la terza e definitiva sentenza della Cassazione ma la somma non è ancora a disposizione dei creditori che a tutt’oggi non possono fondare una nuova società come prevede la legge fallimentare. Gh assegni infatti sono tutti intestati al curatore del fallimento. «Questa è una delle tante storie spiega l’avvocato Tanza, titolare di altre 800 cause – di quel meccanismo perverso che è l’anatocismo». Il legale ha potuto verificare sui cedolini dei conti corrente «l’effetto devastante di questa pratica». «Le somme dovute alla banca racconta – aumentano con progressioni geometriche. Il debito si moltiplica ogni volta per se stesso. Se si conta che il rapporto tra la banca e i due imprenditori leccesi è andato avanti per dieci anni e la capitalizzazione degli interessi avveniva ogni tre mesi alla fine la somma si è moltiplicata quaranta volte». Il legale ricorda come il codice civile, all’articolo 1286, preveda l’anatocismo «solo se maturato posteriormente o di fronte ad una domanda giudiziale». Ovvero almeno dopo sei mesi la banca dovrebbe chiamare il cliente e con un contratto diverso rispetto all’apertura di credito fare i conti. Oppure dovrebbe rivolgersi ad un tribunale e fare causa al cliente per richiedere la chiusura del conto corrente. La storia dei coniugi Chiriatti è una delle tante anche se ora ha fatto storia ed è finita sulle riviste specializzate. «Sono state vendute case – racconta ancora Tanza anche per molto meno. Una mia assistita di Sora stava per perdere la casa a fronte di un debito di appena cinquemila euro. A conti fatti poi la banca le doveva 75 mila euro». ISTRUZIONE PER DIFENDERSI Chi non ha i documenti può chiedere i calcoli solo degli ultimi 10 anni ROMA Chi vuole richiedere uno nuovo calcolo degli interessi sui propri conti correnti deve presentare un atto di citazione nelle cancellerie dei tribunali di competenza. Possono sfruttare la sentenza della Corte di cassazione tutti i titolari di conto corrente anche se hanno cambiato banca o cessato il rapporto con un istituto per passare ad un altro. L’anatocismo rientra nell’istituto civilistico della «restituzione dell’indebito». La prescrizione in questo caso è fissata in dieci anni. I dieci anni però decorrono dalla data di cessazione del rapporto. Cosi ha stabilito la Corte di Cassazione che ritiene il contratto di conto corrente non spezzettabile in quanto le cifre maturano una sull’altra con il decorre del tempo. Facciamo qualche esempio. Per chi ha cambiato banca, se il conto corrente è stato chiuso nell’ottobre del ’94 non c’è più tempo. Si può però ancora ricorrere se è stato chiuso nel dicembre del ’94. Se invece il rapporto è ancora in vigore si può richiedere il ricalcolo degli interessi ed eventualmente la somma contestata almeno per gli ultimi dieci anni. Se poi sono stati conservati tutti gli estratti conto fin dall’inizio del contratto, il correntista può farsi valere per tutto il tempo certificato dalla documentazione in suo possesso, anche oltre i dieci anni. Le banche hanno dalla loro l’articolo 119 del testo unico bancario, entrato in vigore nel 1993, che obbliga gli istituti di credito a conservare la documentazione degli ultimi dieci anni e permette di distruggere quella anteriore. L’onere della prova in questo caso è a carico del correntista e difficilmente le banche forniranno la documentazione oltre i dieci anni. Ovviamente ci si deve avvalere della consulenza di un legale. Le associazioni di tutela dei consumatori hanno già predisposto i moduli prestampati per fare ricorso e offrono assistenza a costi contenuti. La richiesta va inviata alla propria banca e all’Ufficio di Vigilanza della Banca d’Italia (Via Nazionale n. 91 00184 Roma). Nella lettera è scritto: «Si invita e diffida l’istituto bancario a restituire tempestivamente tutte le somme illegittimamente trattenute dall’inizio del rapporto bancario sino ad oggi (decorrendo la prescrizione decennale del diritto alla ripetizione dell’indebito solo dalla data di eventuale chiusura del rapporto) entro e non oltre a giorni quindici dalla ricezione della presente, dovendo in caso di silenzio o dissenso recuperare l’indebito con la via contenziosa». La domanda di rimborso può arrivare fino al 31 dicembre del 1999. Dopo la legge è cambiata e l’anatocismo è stato regolamentato con il criterio del «doppio binario» che prevede parità di trattamento e calcolo per il creditore e il debitore.
LA STAMPA ECONOMIA E FINANZA PAGINA 18 MARTEDÌ 9 NOVEMBRE 2004